Dr. Bruno C. Gargiullo

D.ssa Rosaria Damiani

Il nostro approccio, come Centro di Neuroscienze Cognitivo-Comportamentale e Psicoterapia, nasce dall’integrazione tra i principi della psicoterapia cognitivo-comportamentale e le più recenti evidenze neuroscientifiche1.

Partiamo da un presupposto fondamentale: il nostro modo di essere, di sentire e di comportarci non nasce per caso. È il risultato di una multifattorialità complessa.

Ogni persona è l’incontro tra:

• elementi costituzionali e neurobiologici,

• esperienze di vita,

• ambiente relazionale e contesto in cui è cresciuta.

Le neuroscienze ci mostrano che il cervello non è statico: si struttura e si modifica attraverso le esperienze. Le relazioni, gli eventi significativi, lo stile di attaccamento, ma anche lo stress o i traumi, contribuiscono a plasmare i circuiti neurali.

Di conseguenza, emozioni, pensieri e comportamenti non sono “difetti” sono il prodotto coerente della nostra storia.

Nel lavoro psicoterapeutico non ci limitiamo quindi al sintomo, ma cerchiamo di comprendere come quel sintomo si sia costruito nel tempo, quali meccanismi lo mantengano nel presente e, soprattutto, come sia possibile modificarlo.

Il cambiamento è realizzabile perché il cervello è plastico (neuroplasticità); e se è stato modellato dalle esperienze, può essere rimodellato attraverso nuove esperienze correttive, anche in terapia.

Non siamo solo biologia.

Non siamo solo esperienza.

Siamo l’intreccio continuo tra ciò con cui nasciamo e ciò che viviamo.

Sinteticamente, le principali evidenze neuroscientifiche recenti che supportano l’integrazione con la psicoterapia cognitivo-comportamentale riguardano:

  1. ↩︎

Sinteticamente, le principali evidenze neuroscientifiche recenti che supportano l’integrazione con la psicoterapia cognitivo-comportamentale riguardano:

1. Neuroplasticità per tutta la vita

Il cervello mantiene capacità di modificarsi anche in età adulta. Studi di neuroimaging mostrano che esperienze ripetute — comprese quelle terapeutiche — possono modificare connettività e attivazione di aree coinvolte nella regolazione emotiva (come corteccia prefrontale e sistema limbico).

2. Regolazione “top-down” e “bottom-up”

Le ricerche evidenziano l’interazione tra:

– processi cognitivi superiori (corteccia prefrontale), con funzione regolatoria dall’alto verso il basso (dare significato e guidare la risposta emotiva attraverso il pensiero consapevole – meccanismo top-down);

– sistemi emotivi e di allarme (amigdala), ovvero in caso di pericolo (reale o supposto tale) l’amigdala “prende il sopravvento” e la corteccia prefrontale funziona meno (meccanismo bottom-up).

Interventi come ristrutturazione cognitiva ed esposizione influenzano concretamente questi circuiti, migliorando la modulazione delle risposte emotive.

3. Memoria e riconsolidamento

Le nuove conoscenze sui meccanismi di riconsolidamento della memoria indicano che i ricordi emotivi possono essere aggiornati quando vengono riattivati in condizioni nuove e correttive. Questo è particolarmente rilevante nel trattamento di traumi e paure.

4. Effetti dello stress cronico

La ricerca mostra che lo stress prolungato altera i circuiti della regolazione emotiva e della risposta allo stress (asse ipotalamo-ipofisi-surrene). L’asse ipotalamo–ipofisi–surrene (HPA) è il principale sistema neuroendocrino che regola la risposta allo stress.

L’Ipotalamo rileva una situazione di stress rilasciando il CRH (ormone di rilascio della corticotropina); l’Ipofisi riceve il segnale e rilascia ACTH (ormone adrenocorticotropo) nel sangue, favorendo la produzione di cortisolo nei surreni.

La psicoterapia può contribuire a normalizzare questi pattern attraverso nuove strategie di coping e regolazione.

5. Ruolo della relazione terapeutica

Studi recenti evidenziano che la qualità della relazione terapeutica attiva sistemi neurali legati alla sicurezza e all’attaccamento, facilitando apprendimento e cambiamento.

In sintesi: le neuroscienze confermano che il cambiamento psicologico non è solo “mentale”, ma coinvolge processi neurobiologici misurabili, coerenti con i meccanismi su cui lavora la psicoterapia.

Riferimenti bibliografici

Gargiullo B.C., Damiani R., “Viaggio nella mente criminale”, lulu editoria, 2017

Gargiullo B.C., Damiani R., “Alle radici neurali della violenza”, lulu editoria, 2018

Neuroplasticità e cambiamento indotto dalla psicoterapia

Kandel, E. R. (1998). A new intellectual framework for psychiatry. American Journal of Psychiatry, 155(4), 457–469.

Linden, D. E. J. (2006). How psychotherapy changes the brain—the contribution of functional neuroimaging. Molecular Psychiatry, 11, 528–538.

Barsaglini, A., Sartori, G., Benetti, S., Pettersson-Yeo, W., & Mechelli, A. (2014). The effects of psychotherapy on brain function: A systematic and critical review. Progress in Neurobiology, 114, 1–14.

Regolazione emotiva e circuiti prefrontali–limbici

Ochsner, K. N., & Gross, J. J. (2005). The cognitive control of emotion. Trends in Cognitive Sciences, 9(5), 242–249.

Etkin, A., Büchel, C., & Gross, J. J. (2015). The neural bases of emotion regulation. Nature Reviews Neuroscience, 16, 693–700.

Memoria emotiva e riconsolidamento

Nader, K., Schafe, G. E., & LeDoux, J. E. (2000). Fear memories require protein synthesis in the amygdala for reconsolidation. Nature, 406, 722–726.

Schiller, D., et al. (2010). Preventing the return of fear in humans using reconsolidation update mechanisms. Nature, 463, 49–53.

Stress, trauma e sistemi neurobiologici

McEwen, B. S. (2007). Physiology and neurobiology of stress and adaptation. Physiological Reviews, 87(3), 873–904.

Arnsten, A. F. T. (2009). Stress signalling pathways that impair prefrontal cortex structure and function. Nature Reviews Neuroscience, 10, 410–422.

Attaccamento e basi neurobiologiche

Bowlby, J. (1969/1982). Attachment and Loss: Vol. 1. Attachment. New York: Basic Books.

Schore, A. N. (2001). The effects of early relational trauma on right brain development. Infant Mental Health Journal, 22(1–2), 201–269.

Tags: